Home Cultura e Società 23 MARZO: ARIANO FESTEGGIA IL PATRONO SANT’OTTONE FRANGIPANE

23 MARZO: ARIANO FESTEGGIA IL PATRONO SANT’OTTONE FRANGIPANE

by Giuseppe Perrina

Ottone nacque nel 1040 circa dalla nobile famiglia romana dei Frangipane. Nella guerra de’ Tuscolani con i Romani restò prigioniere, e per intercessione di San Leonardo, a cui con gran fervore raccomandossi, riecuperata avendo la libertà, e riflettendo all’infelice condizione delle cose mondane, abbandonò la casa, la patria, e tutti i suoi averi, e pellegrinando andò verso la Puglia (1). Ottone, pellegrino verso i santuari eretti in onore dell’Arcangelo e verso la Terra Santa giunse ad Ariano attraverso quegli antichi tracciati che la attraversavano e che riuscivano ad incanalare pellegrini da ogni dove. Giunto al tempo del conte Giordano Drengot (1102-1127) si rinchiuse, a meno di un miglio dalle mura della città (a 760 passi secondo il Flammia), in un’angusta cella attigua a una chiesa dedicata a San Pietro, chiesa che ancor oggi serba la denominazione di S.Pietro de’ Reclusis, presso la gente culta, e delli Chiausi presso il volgo (2). Quivi … si applicò a rappezzar scarpe de’ Pellegrini, e fare altre opere umilianti, ad unico oggetto di poter sovvenire i poveri con quel poco, che dalle sue fatiche ritraeva; non tralasciando però di mortificare il suo corpo con aspre penitenze (3). Tra il 1127 e il 1130 andrebbe riferito l’anno della sua morte. Gli arianesi ammirarono la santità dell’eremita per le sue opere di carità e per la donazione della sua vita a Dio nella separazione dal mondo, infatti, immediatamente dopo la sua morte si cominciò a venerarlo con culto religioso nella Diocesi.

IL MIRACOLO DELLE PIETRE

Li Saraceni venuti dalla Puglia, chiamati dall’Imperadore Federico, assalendo la Città di Ariano con numeroso esercito, e il popolo correndo dal Santo, a ciò pregasse Iddio, che li liberasse dalle mani di quei barbari. Egli postosi in orazione nel suo Tugurio, incontenente si oscurò il cielo, e incominciò a piovere sopra quei barbari una gran tempesta di grossi sassi di varie forme, e di grave peso differenti di materia da altri naturali sassi, da questi vedendosi oppressi quei barbari, lasciarono l’assedio, e con precipitosa fuga si partirono. Queste pietre si conservano sino al presente in detta Città d’Ariano, molte delle quali si vedono fabbricate nelle mura delle case al di fuori, e a vista pubblica, e molte altre dentro le abitazioni per segno, e memoria del meracolo.” (4). Il Vescovo Carafa (1511-1560) fece edificare, prima del 1517, una chiesa intitolata a Santa Maria della Ferma (occupava la zona dove trovasi la chiesa del cimitero) in memoria del blocco dell’assalto saraceno alla città. Fabio Barberio scrisse un’operetta su tale evento intitolata “de miraculosa lapidium pluvia instar grandinum adversus Saracenos” e dedicata all’allora vescovo di Ariano Paolo Caiazza (1624 – 1638). Il Vescovo Lorenzo Potenza nelle Memorie di Sant’Ottone del 1780 non parla di questo miracolo. Lo storico Tommaso Vitale, autore della Storia della regia città di Ariano del 1794, ne parla affermando che: “per non incorrere la taccia de’ miei concittadini, di aver passato sotto silenzio quel fatto, sì rinomato tra essi loro, appoggiato unicamente alla tradizione, lo riferirò tal quale si dice, con tutto che io sia ben persuaso, quanto dagli uomini dotti si valuti tal specioso titolo di tradizione nelle materie istoriche, qualora manchino i veri caratteri di essa (5). Il Vescovo Caiazza nella visita che fece nella cattedrale nel 1631 prescrisse che tali pietre fossero incastonate nelle mura della cappella della Cattedrale ad effetto di conservarne la memoria. Qui vi fece collocare la seguente iscrizione: LAPIDAE CRANDINES / AB AERE DELAPSAE ADVERSUS SARACENOS / SANCTI OTHONI PRECIBUS / DUM ARIANO OBSEDERANT (La grandine lapidea caduta dal cielo sopra i saraceni per intercessione di Sant’Ottone mentre assediavano Ariano) ILLUSTRISSIMUS DOMINUS / PAULUS CAIATIA EPISCOPUS ARIANI / ALIQUOT EX MIRACULOSIS / ILLIS LAPIDIBUS SIC PERPETUO / CONSERVANDAS MANDAVIT / A.D. 1631 (Illustrissimo monsignore Paolo Caiazza Vescovo di Ariano alcune di quelle pietre miracolose ordinò che venissero conservate in perpetuo). Questa lapide, rifatta, si trova oggi incastonata, insieme ad alcune pietre di Sant’Ottone nella chiesetta del Crocifisso (di proprietà di Raffaele Guardabascio), ubicata a pochissima distanza dal romitorio di S. Pietro dei Reclusis.

LA CAPPELLA NELLA CATTEDRALE

L’inizio di questa cappella si può dire contemporanea alla sua morte dello stesso santo perché gli arianesi ricordandone la vita fervorosa e penitente ed i prodigi tra essi operati, lo venerarono qual santo, lo elessero a loro celeste Patrono e gli apprestarono nel Duomo magnifica sepoltura in questo luogo ora della sua cappella, dove il suo corpo, onorato con lampade e ceri, con fiori e preci (6). Il suo corpo fu traslato nella più sicura città di Benevento nel 1190 durante la generale sottomissione del Regno da parte di Federico II, come sostengono Rossi, Capozzi e Vitale, oppure nel 1220 al tempo dei Saraceni di Manfredi, come sostengono D’Agostino e Pisapia. Il re di Napoli Alfonso d’Aragona sollecitato dal vescovo di Ariano Orso De Leone, per qualche tempo suo Cappellano Maggiore, scrisse il 12 maggio  1452 al cardinale Cerdano affinché la chiesa beneventana provvedesse alla restituzione delle sacre reliquie. Quest’ultime ritornarono con solenne processione in città nello stesso anno e furono traslate nella cappella a lui dedicata. Purtroppo ad oggi resta ignoto il luogo esatto in cui il corpo sia stato sepolto, è verosimile pensare che i nostri maggiori, per timore di qualche nuovo rapimento, l’abbiano profondamente seppellito sotto il pavimento della cappella. Probabilmente l’originaria cappella subì notevoli danni a seguito del terribile terremoto del 5 dicembre 1456. Nel 1592 i maggiorenti dell’Università vollero fare la cappella del glorioso Santo Oto di questa città per la elemosina del voto fattoli (7) e con la spesa di trecento ducati v’innalzarono il magnifico altare di pietra in stile rinascimentale, non a  caso alla base delle colonne è presente lo stemma della città di Ariano. Il vescovo Ridolfi adornò la cappella di Sant’Ottone con armoniose pitture disposte tutt’intorno, che illustravano i vari miracoli compiuti dal Beato Eremita (8), le quali tutte perirono per i terremoti. Ridolfi fece realizzare, da maestri beneventani, una statua del Santo in marmo di Carrara sulla cui base è scolpito il suo stemma e questa scritta “OCTAVIUS RODOLFIUS, ANNO DOMINI MDCVIII, EPISCOPUS S.OTHONI”. Da fonti della seconda metà del Cinquecento apprendiamo l’esistenza di una statua di S. Ottone (non sappiamo se di marmo, pietra o legno) presso la cappella, precedente quindi a quella realizzata nel 1618. Si deve al vescovo Saverio Pulce Doria la realizzazione, nel 1769, dell’elaborato altare, in stile tardo barocco, per la statua marmorea di Sant’Ottone, in sostituzione dell’altare rinascimentale che andrà ad ospitare prima la statua di Sant’Elziario e poi il fonte battesimale.

IL BRACCIO RELIQUIARIO

Il reliquiario in argento a forma di braccio, con le dita della mano in atto di benedire, racchiude un osso di Sant’Ottone che s’intravede da una caratteristica finestrella in stile gotico. Il manufatto va datato alla seconda metà del Quattrocento, perché nella parte posteriore del braccio vi è impresso tre volte a carattere gotici maiuscoli il punzone NAPL, in uso negli anni tra il 1450 e il 1500. La base esagonale fu rifatta nella seconda metà del XVII secolo per volere di Muzio Sebastiani e dei nipoti Persio e Scipione, come si evince dalla scrittura dedicatoria incisa lungo il bordo. 

IL BUSTO ARGENTEO

Sant’Ottone è rappresentato come un uomo maturo con una folta barba, vestito con abiti dal panneggio articolato e coperto da un manto decorato da arabeschi e fiori. Sul petto si apre l’ovato da cui s’intravede la reliquia con la scritta: ex ossibus S. Othonis. La mano destra regge la palma, simbolo di gloria e di vittoria, e il cilicio a testimonianza della vita penitente del Santo; la sinistra regge il crocefisso. Il busto poggia su una base quadrangolare che è rafforzata negli angoli con cornici e negli spigoli con cartocci d’ottone. Su questi ultimi vi è inciso lo stemma della città di Ariano. Nei quattro pannelli della base sono rappresentati alcuni episodi della vita del Santo e alcuni miracoli da lui compiuti. In senso orario sono rappresentate le seguenti scene: Sant’Ottone libera Ariano dai saraceni; Sant’Ottone liberato da San Leonardo; Sant’Ottone guarisce Sant’Elziario; Sant’Ottone incontra San Guglielmo da Vercelli a Montevergine. Il busto argenteo e la relativa base sono attribuiti alla prima metà del XVIII secolo. Nel 1897 al busto e alla base è stata aggiunta una portantina in legno indorato.

Note:

  1. Vitale – Storia della regia città di Ariano e sua Diocesi, p. 63;
  2. Ivi, p. 194;
  3. Ivi, p. 63;
  4. Capozzi – Cronica della Città di Ariano (a cura di O. Zecchino), pp. 31-32;
  5. Vitale – Storia della regia città di Ariano e sua Diocesi, p. 235;
  6. Pisapia – Il duomo di Ariano, p. 40;
  7. Ciano – La cattedrale di Ariano, pp. 86-87, nota n°212;
  8. Barberio – Catalogus Episcoporum Ariani sub Hispaniarum regis nominatione, p. 124.

Bibliografia:

Vitale – Storia della regia città di Ariano e sua Diocesi;

Capozzi – Cronica della Città di Ariano (a cura di O. Zecchino);

Pisapia – Il duomo di Ariano;

Ciano – La cattedrale di Ariano;

Barberio – Catalogus Episcoporum Ariani sub Hispaniarum regis nominatione;

Flammia – Storia della città di Ariano. Dalla sua origine sino all’anno 1893;

De Padua, Giardino – Ariano storia e assetto urbano;

Guardabascio – Ariano ieri e oggi; 

Vinciguerra, Grasso – I santi patroni di Ariano; 

Masiello – Catalogo del museo diocesano di Ariano – Lacedonia.

Testo e foto Giuseppe Perrina

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1 commenti

Giuseppe Ciriello 23 Marzo 2021 - 18:31

Complimenti per il tuo articolo Giuseppe Perrina. Sei riuscito a inserire con eccezionale bravura elementi di storia, e di antropologia.
Mi è piaciuto molto! Scrittura scorrevole, e un pizzico d’amore per la tua terra!

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